Quanto guadagna un concessionario auto?


"Quanto guadagna un concessionario auto sulle automobili che vende?" È una domanda che probabilmente ti sarai fatto quando hai acquistato la tua auto. La risposta è: molto meno di quello che pensi! Qualche tempo fa ho scritto un post (clicca qui per leggerlo) dedicato ai guadagni dei venditori di auto, un po' per soddisfare la curiosità di chi me lo chiedeva, un po' per sfatare il mito che a vendere auto si facciano soldi a palate.

Di conseguenza, ho deciso di scrivere questo post per spiegare quelli che sono i margini di guadagno del Concessionario (chiamato anche Dealer).
Perchè, secondo me, c'è la percezione (sbagliata) che un Concessionario si metta in tasca una bella fetta del prezzo di una vettura.

Cos'è un concessionario auto?

Un concessionario auto è un'azienda commerciale privata con un mandato di rappresentanza della Casa automobilistica. Detta così sembra semplice, in realtà il Dealer svolge un ruolo più complesso: è l'interfaccia tra marchio e clienti per tutto quello che riguarda la vendita dell'auto, i servizi e la manutenzione, con tutti gli annessi e connessi.

Esistono casi di Filiali dirette delle Case, situazioni in cui la proprietà della società non è di uno o più imprenditori ma del Marchio stesso.

Come opera il Concessionario?

Facciamo un passo indietro: una volta c'erano i Commissionari, antenati dei Dealer di oggi. Il Commissionario si limitava a vendere l'auto, la cui proprietà passava dal Costruttore al Cliente, intascando la commissione di vendita. Oggi invece il Concessionario acquista le auto dalla Casa, che fissa l'ampiezza dello stock di auto che ogni Dealer deve avere nel suo piazzale e gli obiettivi di vendite.

Il Concessionario paga la fattura alla Casa, ma non subito: banche e aziende di factoring anticipano la spesa trattenendo il Certificato di Conformità, che serve per targare l'auto. Senza questo Certificato un'automobile è solo un'ammasso di lamiera e plastica.

Una volta venduta l'auto e incassati i soldi del cliente, il Dealer provvede a saldare la banca e a ritirare il Certificato di Conformità. Attenzione però: l'importo della fattura varia a seconda delle campagne mensili, stabilite dalla Casa e applicate ai listini.

Nessuna automobile viene venduta al prezzo di listino da almeno vent'anni (escludendo supercar e auto di prestigio). Diciamo che al netto delle campagne mensili e a patto di non "allargarsi" con lo sconto , al Concessionario rimane in media un 4/5% di utile.

Dico in media perchè ci sono casi di margini più bassi e casi di margini più alti, come nel segmento Premium. A questo vanno sommati gli utili derivati dalla vendita di servizi (finanziamenti, assicurazioni, garanzie) e di accessori.

Quindi è questo il guadagno del Dealer? No, perchè da questo margine dovrà detrarre i costi: oneri, costi del personale, spese di gestione etc. etc.

Quanto guadagna un concessionario auto?

Su Interauto News di ottobre 2015 c'è un interessante articolo di Stefania Boldrini, Senior Manager della SU Automotive Solution Dekra. Nell'articolo vengono analizzate le voci dei bilanci dei Concessionari, e le cifre sono impietose.

I dati non sono aggiornatissimi ma la situazione è sostanzialmente immutata. La crisi del settore auto - iniziata nel 2009 e con il punto minimo toccato nel 2012 - ha falcidiato vendite e operatori: dal 2007 il mercato italiano ha perso circa il 40% di Dealer. Tra il 2011 e il 2013 la maggio parte dei Concessionari ha avuto una redditività negativa.

Oggi la situazione è leggermente migliorata, ma i margini di guadagno rimangono molto bassi. Secondo Dekra, una volta tolti i costi della struttura, della gestione, del personale e degli oneri vari al Concessionario rimane mediamente in tasca lo 0,7% del fatturato.

Parlando della singola vettura, Quintegia rileva un utile medio pari allo 0,4% del prezzo dell'auto. L'utile medio ideale sarebbe pari all' 1,5%, ma è un livello di profitto per il momento lontano dall'essere raggiunto.

Fusioni e acquisizioni per salvare il business

È chiaro che con margini così ridotti sia difficile portare avanti il business di un concessionario auto. La soluzione sta nel creare grandi gruppi che possano sfruttare le economie di scala e che abbiano maggior potere contrattuale nel confronti delle case automoblistiche rispetto ad piccolo dealer.

Inoltre, si punta ad aggregare le strutture di vendita, limitando quella capillarità che nei decenni precedenti aveva portato al paradosso - soprattutto nelle grandi città - di avere a due passi l'uno dall'altro showroom dello stesso marchio ma di concessionari diversi.

31 Risposta

  1. Buongiorno Andrea! L'Osservatorio 2015 di Italia Bilanci dimostra che il 52% dei concessionari Italiani ha lavorato in perdita, mentre il restante 48% ha guadagnato mediamente molto, molto, molto meno dell'1%, all-inclusive. Sulla vendita del solo "ferro" (vettura senza servizi), quindi, la redditività è stata ben inferiore all'1-1,5% di cui ottimisticamente si parla in questo interessante post. A completamento delle tue parole, per ulteriori dati, commenti ed impressioni leggere qui: http://www.automotivespace.it/falsi-miti-dealer-venditori-dauto/
    maurizio sala
    • Buongiorno Maurizio, in effetti la redditività media è circa lo 0,7%, come emerge dall'analisi di Dekra. Il livello di profitto dell'1/1,5% è quello definito "soddisfacente", ma non ancora raggiunto, nell'articolo di Interauto News. Ho esplicato meglio il concetto nel mio post, con una precisazione. E definire "soddisfacente" una redditività dell' 1/1,5% è un qualcosa che succede solo nel settore Auto...
      Andrea Tartaglia
  2. Molto corrette le vs/ deduzioni. Si può fare un po più di redditività se si è ben capitalizzati e se si fanno grossi numeri. Nessun operatore economico di altri settori crederà a questi dati.
    Giorgio
    • Buongiorno Giorgio, ho scritto questo post grazie alla tua sollecitazione, cercando di dare un dato quanto più realistico e scientifico possibile. Ma hai ragione: poche persone credono che questa sia la realtà dei concessionari auto!
      Andrea Tartaglia
  3. Come operatore del settore, posso confermare la correttezza dei dati e delle analisi presenti nell'articolo. Sicuramente non è sempre stato così, ma è successo col tempo che anche il concessionario è stato investito dalle ondate di tempesta perfetta che si sono abbattute sul panorama economico globale. Ad accentuare i problemi vi sono state anche politiche sbagliate attuate da diversi operatori. Prima tra tutte la convinzione di poter gestire investimenti di tipo immobiliare finanziandoli attraverso l'operatività della concessionaria ed in regime di sottocapitalizzazione. La crisi economica ha colto questi operatori con una repentina carenza della liquidità necessaria e con la quasi impossibilità di realizzarla attraverso la dismissione immobiliare. Come sappiamo, infatti, anche quest'ultimo settore ed in particolare quello degli immobili industriali, ha risentito in musura notevole dei contraccolpi della crisi. Confermo che le aziende concessionarie, che sono rimaste superstiti da questa particolare (auto)selezone faticheranno non poco a ritrovare e mantenere una redditività che possa considerarsi soddisfacente, anche se i segnali di ripresa del mercato ed altre contingenze positive, quali il basso prezzo del petrolio, lasciano ben sperare. Occorrerebbe soprattutto che lo Stato smetta di considerare il cliente automobilista come un bancomat dalle inesauribili risorse, ma mi sembra purtroppo che anche l'attuale governo non intenda percorrere questa strada.
    Francesco
    • Salve Francesco, e grazie per il commento. Mi fa venire in mente quello che è successo ad una concessionaria per la quale ho lavorato 8 anni. E' cresciuta un po' alla volta, poi, tra la fine degli anni '90 e primi anni 2000 (ultimi anni di "vacche grasse") si è allargata acquisendo molti marchi e investendo in infrastrutture faraoniche. Poi, finita la bolla degli incentivi statali, non ha saputo reggere al crollo del mercato, e ed è fallita, zavorrata anche da immobili praticamente impossibili da rivendere.
      Andrea Tartaglia
  4. Buongiorno Sono passato di qui per caso, scoperto oggi questo blog, ottimo blog devo dire. Comunque leggendo questo articolo e l'altro dedicato ai guadagni degli agenti, ma soprattutto i commenti pessimisti e commoventi non ho resistito. Esperienza personale di 1 mese fa per l'acquisto auto nuova, non sto a specificare il marchio, non credo sia rilevante. Insomma auto nuova con permuta da ritirare, ho girato 3 concessionari (quasi monomarca), di cui 2 sono situati a 5km l'uno dall'altro. Stessa macchina, stesso identico allestimento ed ovviamente anche la permuta era sempre la stessa, la differenza del richiesto è stato di 2000 e 1750 € rispetto al primo (che a quanto pare è stato il più onesto). Su un'auto pagata complessivamente sui 19-20.000€ un rincaro di 2000 oppure di 1750€ mi ha veramente fatto pensare, male. Ovviamente ci ha guadagnato qualcosina anche il venditore/concessionario dal quale ho poi ordinato la macchina, ma quindi signori "Quanto guadagna il concessionario"?
    Mimo
    • Ciao Mimo, e grazie sia per il commento sia per il giudizio sul blog. Spiego meglio le cifre che ho dato nel post: - il margine utile è la differenza tra il prezzo di vendita dell'auto (al cliente) e il prezzo d'acquisto (alla casa madre). Mediamente, tolti gli sconti applicati, al concessionario rimane un margine del 4/5% su prezzo di listino (IVA e IPT escluse), al quale si somma il margine utile di eventuali servizi o accessori (finanziamento, assicurazione etc.) - il ROS (Return Of Sales) è il rapporto tra il risultato operativo caratteristico e le vendite nette di un determinato periodo. In pratica, esprime la fruttuosità delle vendite al netto dei costi dell'impresa (strutture, personale, gestione etc.). Lo studio condotto da Dekra indica un ROS medio dei dealer italiani del 0,4% dato dal rapporto Utile operativo/Fatturato, i Top 50 dealer hanno in media un ROS del 1%. Questo significa che fatto 100 il prezzo di di vendita fatturato, il guadagno reale del concessionario oscilla tra lo 0,4 e l'1% di esso. Per fare un paragone, in Germania è del 5,1%, in Francia del 3,6% e nel Regno Unito del 5,0%. Al netto di queste cifre, mi viene da pensare che le differenze nell'ordine dei 2.000/1.750 euro che mi riporti dalla tua esperienza siano frutto di una diversa valutazione della tua auto in permuta. Spero di aver risposto alla tua domanda. A presto!
      Andrea Tartaglia
      • Buonasera! Confermo, ottone blog, mi sono fatto un'oretta di articoli qua e là, scriti veramenre bene, in modo "insolito" . Comlimenti! Per quanto riguarda il mio caso, ci può stare che la permuta venga valutata in maniera diversa, ma è mai possibile che ci sia una differenza così? E ripeto su un'auto costata sui 20000€, su quelle che costano il doppio, o quelle premium come le chiamate voi del settore, che succede? Il concessionario ci guadagna un'utilitaria.. Mi sembra al quanto spropositato come guadagno. Che poi per noi clienti finali è impossibile sapere effittivamente quanto ci viene valutata la permuta. Tra valutazione usato, sconti vari, incentivi, ed altri termini che ti fanno credere che ti stanno trattando benissimo, il venditore può giocare all'infinito. Alla fine però la matematica non cambia, ho speso 12.500 + permuta per l'auto nuova, e avrei potuto spendere rispettivamente 14,500 e 14.250.. Saluti
        Mimo
        • Ho scritto un post dedicato alla valutazione delle permute (puoi leggerlo qui: http://www.andreatartaglia.net/valutazione-auto-usata/) in cui ho cercato di spiegare come viene valutata una permuta e perché, rispetto al valore di rivendita, un concessionario offra un valore reale (al netto degli sconti di cui parlerò tra poco) del 20/25% più basso. Ovviamente non c'è una regola universale, professionisti diversi possono offrire valutazioni diverse legate anche a fattori esterni (target di clientela, posizione geografica, stock già in suo possesso). Certo, una differenza di 2.000 su una permuta da 7/8.000 euro è elevata, e mi sembra onestamente anomala, ma non avendo un'idea chiara non posso esprimermi. Dico invece che il "gioco delle tre carte" che - ancora - spesso si fa nel valutare la permuta, mescolando sconti e valore reale, è una pratica antica e superata. Dire "caro cliente, l'auto nuova costa 25.000 euro, lo sconto è di 3.000 euro e il valore della sua auto 7.000. A differenza fa 15.000 euro" è molto più corretto che dire "la nuova costa 25.000, ma le supervaluto la sua vecchia auto ben 10.000 euro"! A presto
          Andrea Tartaglia
  5. Buongiorno Andrea ho letto con interesse i suoi articoli dove si parla dei guadagni di concessionari e venditori. Da cliente non capisco alcune cose (la mia non vuol essere una critica), ma perchè se c'è tutta questa crisi, sono finiti i tempi delle vacche grasse, non si guadagna più niente con le auto, qui a Piacenza dove abito io i concessionari più grandi hanno rinnovato i propri saloni raddoppiando gli spazi, quindi facendo enormi investimenti. Perchè fanno investimenti cosi grandi, e con che soldi, se il mercato non tornerà più quello di una volta. Oltre ai concessionari storici,in questi dieci anni di crisi ne sono nati altri più piccoli, quindi mi viene da pensare che il guadagno ci sia ancora. Quando nell'anno 2000 ho conosciuto un ragazzo che aveva appena aperto un autosalone, mi diceva le stesse cose che leggo qui (sono finiti i bei tempi, le auto non si vendono più come una volta, si guadagna poco), dopo 16 anni la sua attività è ancora aperta e vende bene. Dal mio punto di vista di cliente,i guadagni ci sono, altrimenti si chiude, di certo non si fanno enormi investimenti come sto vedendo.
    Dario
    • Buonasera Dario e grazie per il commento. Se ha avuto modo di leggere anche il post relativo ai guadagni dei concessionari (http://www.andreatartaglia.net/quanto-guadagna-il-concessionario-di-auto/) avrà visto che i margini di profitto nel vendere auto in Italia sono abbastanza bassi. Il ROS (margine utile sulla vendita della singola auto) è meno dell'1% del prezzo di una vettura, il ROE (margine sui capitali investiti) è al 4%, dati fra i peggiori a livelli europeo. Fra il 2007 e il 2015 ha chiuso il 47% dei concessionari, e nel 2015 circa la metà dei Dealer aveva i bilanci in negativo. Certo, l'attuale trend positivo del mercato Italia fa sperare in un miglioramento, ma la crescita deve essere stabile e strutturale. Una curiosità: I Dealer sono costretti dalle Case a rispettare degli standard molto rigidi per gli showroom: metrature, pavimenti, pareti, layout etc, che costano vagonate di soldi e sono sostanzialmente inutili. Molti lavori effettuati dai concessionari (probabilmente anche quelli visti da lei) sono imposti e inutili, contribuendo al deficit di molte aziende. Nel 2000 vendere auto era sicuramente molto più redditizio di oggi, anche per questo c'è bisogno di una profonda riorganizzazione della filiera. Spero di aver chiarito le sue perplessità e di leggere ancora i suoi commenti.
      Andrea Tartaglia
      • Grazie della risposta Andrea, sicuramente commenterò i suoi articoli, perchè li trovo interessanti e ben scritti. Non capisco perchè le case automobilistiche impongano questi standard a livello di showroom, l'immagine è importante, ma come dicevamo certi investimenti sono inutili. Al cliente interessa che il venditore sia preparato,l'auto funzioni bene e il prezzo più basso possibile. Poi il salone fatto in un certo modo, alla fine è solo di contorno. Penso che ai grandi concessionari, per non rischiare di fallire (causa questi investimenti), convenga lasciar perdere il mandato ufficiale con la casa madre e diventare salonisti generici (potrebbe essere una soluzione). Sarebbe un danno all'immagine, dopo tanti anni da ufficiale, ma meno rischioso dei grossi investimenti, visto che non si guadagna più niente nel mondo dell'auto.
        Dario
        • Caro Dario, le sue sono le stesse parole che sento dire da molti concessionari e venditori. E' vero, la forma è importante e siccome i concessionari sono gli ambasciatori di un Marchio è giusto che rispettino degli standard qualitativi e di immagine, l'importante è essere coerenti e non lucrarci su. Un noto marchio tedesco ha preteso anni fa che gli showroom dei propri Dealer fossero fatti in un certo modo, con arredi futuristi e una parete inclinata al limite del paradossale. Pochi anni dopo ha preteso standard totalmente diversi, tanti soldi gettati al vento senza avere un reale beneficio e senza un valore aggiunto nei confronti del cliente. La filiera Automotive italiana va aggiornata e riequilibrata, anche in funzione della remuneratività (oggi troppo basata su fattori variabili come i premi).
          Andrea Tartaglia
  6. nessun imprenditore muove i propri capitali per una redditività così ridotta. i tuoi calcoli sono opinioni. prendi i bilanci delle imprese e fai i calcoli: crediti.debiti, costi e ricavi. e controlla bene la voce costi: perché la redditività dei concessionari si concentra spesso in voci insospettabili od in voci non riconoscibili. ciao bella gioia.
    giorgio
    • Commento fuori luogo. Quelli riportate nell'articolo non sono mie opinioni, ma dati presi da fonti autorevoli come Quintegia e Dekra Automotive Solution, che ho puntualmente citato. A riprova della correttezza dei dati di settore, nel quale lavoro da 16 anni, ti riporto il commento di Giorgio Paglini, titolare della Concessionaria Renault/Dacia Paglini G&G che trovi più in basso: "Molto corrette le vs. deduzioni. Si può fare un po' più di redditività se si è ben capitalizzati e si fanno grossi numeri. Nessun operatore economico di altri settori crederà a questi numeri". Se senti proprio il bisogno di commentare ancora, ti chiedo un tono più serio e commenti pertinenti. Buona serata.
      Andrea Tartaglia
  7. Questo blog è completissimo e l'autore autorevole con passione nel settore ! Un piacere leggerlo. comunque secondo me i concessionari guadagnano un po' di piu' con la manutenzione e ricambi. Un tagliando semplice olio filtri in fattura viene quasi sempre oltre 200 euro. Chiaramente questo ripaga - in parte - i costi di una struttura a volte gigantesca che non giustifica i volumi di vendite post crisi. Sui ricambi credo che il margine sia molto buono, idem nei servizi accessori come polizze e finanziamenti, vera salvezza penso del settore. Continua così, rinnovo i complimenti per il blog e spero di leggere qualcosa di insider sulle km0
    Luca
    • Grazie Luca! Nell'articolo ho preso in esame solo l'attività di vendita e i dati sono riferiti esclusivamente a questo. Alla vendita dell'auto come "ferro" ormai tutti i Dealer affiancano la vendita di servizi come i finanziamenti, l'assicurazione, l'estensione di garanzia etc, alcuni dei quali erogati dalla casa madre, altri da fornitori indipendenti. E poi l'assistenza, che oltre a generare ricavi - se ben fatta - fidelizza il cliente, permettendo al Concessionario di seguire il cliente fino al prossimo cambio auto. Infine, strategica è anche la vendita dell'usato, che porta utili ben superiori al nuovo. Grazie per i complimenti, per quanto riguarda un "insiderata" relativa alle Km0 ti suggerisco questo post che ho scritto poco tempo fa: http://www.andreatartaglia.net/quei-tre-giorni-di-fuoco-per-il-mercato-dell-auto/#more-2859
      Andrea Tartaglia
      • Non conosco il settore, ma essendo appassionato di auto stavo valutando un modo per maturare un' esperienza come venditore di auto usate. Conosco un ragazzo che acquista e rivende auto usate del valore medio di 4000 euro e pare che le cose vadano bene. Basta vedere la differenza di quotazione per il ritiro di un usato da parte di una concessionaria e il prezzo di vendita da parte della concessionaria della stessa vettura...sicuramente nelle vetture economiche siamo sopra il 15 per cento di differenza . E parlo di venditori che si appoggiano all esterno per la parte officina... Puo essere una buona idea?
        Giacomo
        • Ciao Giacomo, innanzitutto bisogna capire in quale veste vorresti farlo: da professionista o da privato? Nel primo caso bisogna avere almeno la partita Iva e l'iscrizione in Camera di Commercio, le autorizzazioni varie e - ovviamente - sottostare alla normativa in vigore. Nel secondo caso sarebbe una specie di hobby, ma l'Agenzia delle Entrate sta iniziando ad "accendere i fari" su soggetti privati che acquistano e vendono frequentemente automobili a proprio nome.
          Andrea Tartaglia
  8. Interessante sarà la valutazione margini 2016. Il mercato è cresciuto e le voci in giro danno incrementi notevoli di redditività' ( forse non tutte le marche) se fosse vero una boccata d'ossigeno finalmente. Certo e' che i margini anche solo del ferro sono dufficili da stabilire. Noi oggi viviamo di obbiettivi di % di penetrazione ecc. questi valori li stabilisce la casa mandante e quindi si è' un po' dipendenti da loro. Un. bel cambio di regolamenti sarebbe una svolta importantissima per le reti di distribuzione . Ma credo sarà impossibile .
    Giorgio Paglini
    • Buonasera Giorgio, appena disponibili i dati sui bilanci 2016 dei Dealer proverò a ragionarci su. C'è da augurarsi un incremento rispetto al passato, nell'interesse dell'intero settore.
      Andrea Tartaglia
  9. Il concessionario oggi dovrebbe pensare a mio opinabile parere un po' piu' da commerciante al fine di aumentare il proprio margine di guadagno. L'usato per esempio spesso ancora oggi e' visto come ramo aziendale di serie B, dove la cura per i veicoli d'occasione da rivendere e' molto scarsa, partendo dai ripristini fino alla presentazione sui portali web. Pochi fanno vendita attiva dei ricambi, che puo' portare anche lei redditivita', se c'e' una persona dedicata e adeguatamente formata: la maggior parte aspetta che arrivino carrozzieri e officine presso il loro bancone in magazzino, per vendere pezzi di ricambio. Sommiamo questi 2 punti, se ben gestiti con le persone giuste e sicuramente i margini saliranno, contribuendo agli utili generali. Attenzione pero': dietro l'angolo sta crescendo un modo evoluto di comprare l'auto nuova, attraverso il web, con un click, comodi da casa e se non si inizia da oggi a creare le basi per un domani molto vicino, il mestiere del concessionario potrebbe scomparire, rimanendo in gioco service e usato. Vale la pena oggi fare il concessionario? Si', ma con una mentalita' da commerciante, che manca in molte realta' commerciali, ancora troppo ingessate e legate a quello che fu il mercato di un tempo. Ma...prima di tutto e' fondamentale investire sul capitale umano, valorizzandolo nel giusto modo per affrontare e vincere il mercato. Articolo ricco di spunti riflessivi.
    Tony
    • Grazie Tony, sicuramente oggi un Dealer deve sfruttare tutte le opportunità di business legato all'auto, dalla vendita ai servizi, post vendita fino al TCM (Trade Cycle Management) che se ben curato riporta il cliente il concessionaria per sostituire l'auto. Per farlo, occorre sfruttare tutti i canali e per ottenere i risultati ci vuole personale adeguatamente formato.
      Andrea Tartaglia
  10. Caro Andrea, scrivi articoli interessanti e ricchi di spunti riflessivi. Mi piacerebbe leggere un post sul mondo dei titolari di concessionarie. Sergio
    Sergio
    • Tempo fa ho pubblicato questo post, nel quale ho dato la parola al titolare di una concessionaria: http://www.andreatartaglia.net/intervista-a-giorgio-paglini/
      Andrea Tartaglia
      • Grazie
        Sergio
  11. In Italia esistono ad oggi concessionari di noti brand che non utilizzano il web per inserzionare l'usato....impossibile? ci sono e parecchi anche. L'usato e' una fonte di reddito importantissima ma ancora sottovalutata da tanti dealer. Poi se date un'occhiata a come alcuni pseudo professionisti pubblicano le inserzioni, il benzinaio sotto casa mia a confronto e' un manager. L'articolo e' interessante, ma troppi concessionari sono ancora indietro anni luce su come si gestisce un business moderno.
    Lucia
    • Lucia, la prima frase del tuo commento è tanto vera quanto da brividi, e vale anche per il nuovo e il post vendita. Nell'articolo specifico ho analizzato i dati sui guadagni, ma sono d'accordo con te che si può fare molto meglio!
      Andrea Tartaglia
  12. La mia famiglia ha rappresentato per molti anni importanti brand automobilistici, poi c'e' stata la caduta ed il fallimento. Ammetto a distanza di tempo e con mente fredda di aver toppato su tanti punti nella gestione aziendale. Il primo e' stato quello di non investire su dipendenti meritevoli e soprattutto sui venditori, che sono mal pagati nella grande maggioranza delle aziende, compresa quella che amministravo io fino a 3 anni fa. Si e' guadagnato facile fino a quando le auto si vendevano da sole, con margini anche del 10% su ogni auto, quando gli sconti non esistevano e le consegne sfioravano anche i 12 mesi di tempo. Poi sono arrivati le pressioni sugli investimenti nei punti vendita per seguire gli standard, internet e la globalizzazione, ma ammetto che avrei potuto salvare la mia azienda, con le persone giuste, pagandole bene. Oggi il consiglio che mi sento di dare ai colleghi concessionari e' quello di investire piu' sulle persone che sulle strutture. Grazie
    Ex concessionario di auto
    • Ti ringrazio per il commento, che per argomenti e chiarezza dovrebbe essere scolpito nella testa di chiunque amministri un'azienda. Automotive o meno. Un saluto.
      Andrea Tartaglia

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