Carburanti: chi decide il prezzo di benzina e diesel e quali accise lo zavorrano

Sono le domande che tutti gli automobilisti italiani si pongono: chi decide il prezzo dei carburanti? Quali e quante accise paghiamo per ogni litro di benzina e gasolio? Ecco le risposte.

Forse un giorno viaggeremo solo su veicoli elettrici, o magari ad idrogeno. Oppure, spremendo la fantasia, le auto del futuro saranno spinte da tecnologie che al momento non stiamo neppure prendendo in considerazione. Di fatto, però, oggi ci muoviamo principalmente su mezzi a motore termico, una tendenza che durerà ancora per parecchi anni perché la transizione “green” richiede tempo e investimenti onerosi (sia da parte dei costruttori che da parte degli automobilisti).

Quindi, per il momento, dovremo continuare ad avere a che fare con il prezzo della benzina e a quello del gasolio, croce e delizia di ogni automobilista. Più croce e a dire la verità, perché secondo un recente studio di SOS Tariffe quella per il carburante è la principale voce di spesa per chi possiede un veicolo in Italia, che spende mediamente 891,15 euro l’anno in benzina, gasolio, GPL o metano.

Chiaramente la spesa dipende da diversi fattori: il tipo di veicolo, la percorrenza annua, il tipo di percorso e non ultimo lo stile di guida. Negli ultimi anni gli automobilisti hanno in mano degli strumenti che consentono di fare un confronto dei prezzi del carburante, in modo da ottimizzare il budget.

La composizione del prezzo

Ma chi decide il prezzo dei carburanti? E da quali tasse è gravato? Domande lecite e indispensabili per capire cosa paghiamo quando ci fermiamo dal benzinaio. Partiamo dalla prima: sono tre le voci che concorrono a formare il prezzo di un litro di benzina, di gasolio o di GPL. Nel dettaglio:

  • Platts: è il prezzo all’ingrosso, che prende il nome dalla piattaforma commerciale sulla quale si incrociano la domanda e l’offerta di carburanti a livello internazionale;
  • margine industriale: che include il guadagno della parte di filiera incaricata di distribuire e vendere i prodotti;
  • tasse: voce composta a sua volta dalle accise (tasse indirette) e dall’IVA (tassa diretta).

Volendo quantificare le diverse voci, la ripartizione in percentuale varia leggermente a seconda del carburante. Nel caso della benzina, il Platts rappresenta il 27% del prezzo finale, il margine industriale l’8% e le tasse il 65%. Per quanto riguarda il gasolio, invece, il Platts è al 32%, il margine industriale al 9% mentre il 59% è rappresentato dalle tasse.

Come è facile intuire, il Platts viene stabilito dalle grandi aziende petrolifere che si occupano dell’estrazione e della raffinazione del petrolio, che scambiano la materia prima a livello internazionale. Il margine industriale, invece, è il margine profitto della parte di filiera incaricata di distribuire e vendere i prodotti petroliferi, decisamente inferiore rispetto al Platts. La libertà dei benzinai di scontare i carburanti è molto limitata, dal momento che questa voce è in percentuale quella più piccola.

Le accise sui carburanti

La parte del leone nella determinazione del prezzo dei carburanti la fa la voce relativa alle tasse, che come abbiamo visto include una tassazione indiretta - le accise, ben 19 – e una diretta, l’IVA, che per inciso viene conteggiata anche sulle accise diventando una “tassa sulla tassa”.

Dalla prima, introdotta nel lontano 1935, le accise sono diventate uno strumento con il quale il governo genera introiti per finanziare le operazioni più varie.

Di seguito l’elenco completo delle accise sui carburanti in Italia:

1) finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935 - 1936) - 0,000981 euro; 2) finanziamento della crisi di Suez (1953) – 0,00723 euro; 3) ricostruzione post disastro del Vajont (1963) – 0,00516 euro; 4) ricostruzione post alluvione di Firenze (1966) – 0,00516 euro; 5) ricostruzione post terremoto del Belice (1968) – 0,00516 euro; 6) ricostruzione post terremoto del Friuli (1976) – 0,00511 euro; 7) ricostruzione post terremoto dell’Irpinia (1980) – 0,0387 euro; 8) finanziamento missione ONU in Libano (1982 - 1983) – 0,106 euro; 9) finanziamento missione ONU in Bosnia (1996) – 0,0114 euro; 10) rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004) - 0,020 euro; 11) acquisto autobus ecologici (2005) – 0,005 euro; 12) ricostruzione post terremoto de L’Aquila (2009) – 0,0051 euro; 13) finanziamento alla cultura (2011) – 0,0071; 14) finanziamento crisi migratoria libica (2011) - 0,040 euro; 15) ricostruzione post alluvione Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro; 16) ricostruzione post alluvione Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro; 17) finanziamento decreto “Salva Italia” (2011) – 0,082 euro; 18) ricostruzione post terremoto dell’Emilia (2012) – 0,024 euro; 19) finanziamento del “Bonus gestori” (2014) – 0,005 euro; 20) finanziamento del “Decreto fare” (2014) – 0,0024.

Contenuto realizzato in collaborazione con cartacarburantenews.it/

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